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Anticorpi monoclonali con bersaglio PCSK9: l’effetto ipocolesterolemizzante di Alirocumab rimane costante nel lungo periodo


Sono stati presentati, durante il Meeting dell’American College of Cardiology ( ACC ) i dati a 18 mesi ( 78 settimane ) di uno studio di fase III condotto con Alirocumab ( Praluent ), che ha arruolato 2.341 pazienti ad alto rischio con ipercolesterolemia.
I risultati sono stati pubblicati su The New England Journal of Medicine ( NEJM ).

Lo studio ODYSSEY LONG TERM ha valutato Alirocumab alla dose di 150 mg ( n=1553 ), ogni due settimane, rispetto al placebo ( n=788 ), in pazienti ad alto rischio cardiovascolare e che stavano assumendo statine alla massima dose tollerata con o senza altro trattamento ipolipidemizzante.
Hanno preso parte allo studio anche pazienti con ipercolesterolemia famigliare eterozigote ( n=276 nel braccio Alirocumab, n=139 nel braccio placebo ).
Tutti i pazienti hanno ricevuto 78 settimane di trattamento, seguiti da 8 settimane di valutazione di sicurezza.
Alirocumab veniva assunto mediante autosomministrazione sottocutanea da parte del paziente.

Alla settimana 24, Alirocumab ha ridotto il colesterolo LDL dal basale di un ulteriore 62% rispetto al placebo ( p inferiore a 0.0001 ) quando aggiunto all’attuale standard di cura, che comprendeva le statine alla massima dose tollerata.

L’efficacia è rimasta costante durante tutto il trattamento, e alla 78.a settimana è stata riscontrata una riduzione del 56% del colesterolo LDL, rispetto al basale, per Alirocumab versus placebo ( p inferiore a 0.0001 ).

Alla settimana 24, l’81% dei pazienti nel gruppo Alirocumab ha raggiunto l’obiettivo prestabilito di colesterolo LDL ( 70 mg/dl [ mg/dL ] o 100 mg/dL sulla base del rischio cardiovascolare al basale ), contro l’8.5% per il gruppo placebo ( p inferiore a 0.0001 ).

Gli eventi avversi si sono verificati nell’81% dei pazienti trattati con Alirocumab e nell’83% dei pazienti trattati con placebo, causando una sospensione della terapia, rispettivamente, nel 7.2% e nel 5.8% dei pazienti.
Gli eventi avversi erano simili tra i gruppi, a parte le differenze di reazioni al sito di iniezione ( 5.9% con Alirocumab, 4.2% con placebo ), mialgia ( 5.4% vs 2.9% ), eventi neurocognitivi ( 1.2% vs 0.5% ), ed eventi oftalmologici ( 2.9% vs 1.9% ).
In un’analisi di sicurezza con dati aggregati su 3759 pazienti da 9 studi con Alirocumab versus placebo, i tassi di eventi neurocognitivi e muscolo-scheletrico correlati erano generalmente bilanciati tra Alirocumab e placebo.

Alla 78.a settimana, gli effetti avversi cardiovascolari prespecificati, aggiustati, si sono presentati nel 4.6% e nel 5.1%, rispettivamente, con Alirocumab e placebo.

In una analisi post hoc condotta utilizzando un endpoint pre-specificato che comprendeva morte per malattia coronarica, infarto miocardico, ictus, o angina instabile richiedente ospedalizzazione, è stato osservato un più basso tasso di eventi avversi cardiaci nel gruppo Alirocumab ( 27 su 1550 pazienti, 1.7% ) rispetto al gruppo placebo ( 26 su 788 pazienti, 3.3%; hazard ratio, HR=0.52; IC 95%, 0.31-0.90; p nominale=0.02 ).
Le curve di incidenza cumulativa divergevano progressivamente nel tempo.

Lo studio ODYSSEY LONG TERM non è stato progettato per valutare gli esiti cardiovascolari.
Il numero di eventi cardiovascolari osservati nella analisi post hoc era relativamente piccolo; questo limita la capacità di trarre conclusioni sugli effetti di Alirocumab sugli eventi cardiovascolari.
Lo studio ODYSSEY OUTCOMES valuterà i benefici cardiovascolari di Alirocumab su approssimativamente 18.000 pazienti nell’arco di 5 anni.

Alirocumab è un anticorpo monoclonale, interamente umano, che ha come bersaglio PCSK9 ( proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 ). ( Xagena2015 )

Fonte: Sanofi, 2015

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