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Ipertrigliceridemia secondaria


Alcune condizioni metaboliche sono frequentemente associate ad alti livelli di trigliceridi, indicando che le persone che sviluppano ipertrigliceridemia secondaria potrebbero avere un lieve difetto metabolico ereditario che conferisce predisposizione.
L’obesità è probabilmente lo stressor metabolico più frequentemente associato all’ ipertrigliceridemia, sebbene siano anche cause comuni il diabete di tipo 2 scarsamente controllato e l’eccessivo consumo di alcool.

Obesità, sindrome metabolica, diabete

Le persone con eccesso di tessuto adiposo viscerale, spesso hanno elevati livelli di trigliceridi e bassi livelli di colesterolo HDL.
L’80% degli uomini con un girovita di 90 cm o più e livelli plasmatici di trigliceridi di 2 mmol/l o più, hanno una triade metabolica di marker non tradizionali di malattia cardiovascolare: iperinsulinemia ed aumentati livelli di apoB e di particelle LDL piccole e dense. Questa triade può aumentare il rischio di malattia cardiovascolare anche di 20 volte.

Nei soggetti con resistenza all’insulina, ma senza diabete di tipo 2, l’iperinsulinemia è associata ad un cluster di anormalità metaboliche, che è definita sindrome metabolica.
Questa sindrome, che predice una futura insorgenza di diabete mellito di tipo 2, è caratterizzata da intolleranza al glucosio, dislipidemia ( specialmente trigliceridi superiori a 1.7 mmol/l e basse concentrazioni di colesterolo HDL ), ed ipertensione.
L’ipergliceridemia, sia nella sindrome metabolica che nel diabete di tipo 2, è il risultato di un’aumentata concentrazione plasmatica di VLDL con o senza chilomicronemia, deficiente attività della lipoprotein lipasi, aumentata attività della proteina CETP ed aumentato flusso di acidi grassi liberi al fegato.
Il fegato grasso è spesso associato ad ipertrigliceridemia nei soggetti con obesità e resistenza all’insulina.

Alcol

L’ ipertrigliceridemia, associata ad assunzione di alcol, è il risultato di un aumento plasmatico delle VLDL, con o senza chilomicronemia.
In alcuni bevitori, le misurazioni dei trigliceridi plasmatici possono rimanere nel range normale a causa di un aumento adattativo dell’attività lipolitica. Tuttavia l’alcol può anche alterare la lipolisi, soprattutto quando il paziente ha una preesistente deficienza funzionale della lipoprotein lipasi, con conseguente marcato aumento dei trigliceridi plasmatici.

Malattia renale

Sebbene l’elevato livello di colesterolo LDL sia l’anormalità dominante, la sindrome nefrotica è anche caratterizzata da aumenti nelle lipoproteine contenenti apo B, tra cui VLDL.
L’uremia è associata ad alti livelli di VLDL, che riflettono l’alterazione della lipolisi, probabilmente a causa degli effetti tossici dei metaboliti uremici.

Gravidanza

Durante il terzo trimestre di gravidanza, i livelli plasmatici dei trigliceridi normalmente aumentano anche di 3 volte, ma questo aumento fisiologico dei trigliceridi ha scarse conseguenze cliniche. Aumenti marcati dei trigliceridi si presentano anche quando l’attività della lipoprotein lipasi è compromessa.
Sebbene la chilomicronemia durante la gravidanza sia molto rara, può essere complicata dalla pancreatite, che può risultare fatale sia alla madre che al feto.

Steatoepatite non-alcolica

La steatoepatite non alcolica interessa circa 1/3 dei nord-americani e riflette l’aumentata prevalenza di obesità, resistenza all’insulina e sindrome metabolica.
Fino ad un terzo dei pazienti con steatoepatite non alcolica può anche avere epatite steatosica non-alcolica.
La lipotossicità, lo stress ossidativo, le citochine ed i mediatori proinfiammatori contribuiscono alla progressione dalla steatosi all’epatite steatosica non-alcolica.
La dislipidemia nella steatoepatite non-alcolica è caratterizzata da elevati livelli di trigliceridi e ridotti livelli di colesterolo HDL.
Studi di piccole dimensioni hanno indicato che il trattamento con statine è più efficace rispetto a quello con fibrati nel correggere la dislipidemia.

Altre condizioni mediche

Sebbene l’ipotiroidismo sia generalmente associato ad elevate concentrazioni di colesterolo LDL, anche i trigliceridi possono risultare elevati.
Anche le paraproteinemie ( es. ipergammaglobulinemia nella macroglobulinemia, mieloma, linfoma e leucemie linfocitiche ) ed i disordini autoimmuni ( es. lupus eritematoso sistemico ) possono causare ipertrigliceridemia, probabilmente attraverso interferenza immuno-mediata della lipolisi.

Farmaci

Molti farmaci aumentano le concentrazioni dei trigliceridi.

I pazienti che assumono la terapia HAART ( Highly Active Antiretroviral Therapy ) e particolarmente gli inibitori della proteasi, vanno incontro frequentemente a lipodistrofia, resistenza all’insulina, dislipidemia; fino all’80% e al 50% dei pazienti sviluppa ipertrigliceridemia e ipercolesterolemia, rispettivamente.
La terapia HAART è stata trovata essere associata ad un aumento del 26% del rischio relativo di malattia cardiovascolare.
Ritonavir e Lopinavir sono fortemente associati alla dislipidemia.

Gli antipsicotici di seconda generazione sono associati ad obesità, ipertrigliceridemia, iperglicemia e diabete mellito di tipo 2.
La Clozapina e l’Olanzapina alterano in modo considerevole il metabolismo glicidico.
Turravia anche i disturbi psichiatrici, a causa degli stili di vita associati, possono predisporre i pazienti a disturbi del metabolismo. ( Xagena2007 )

Yuan G et al, CMAJ 2007; 178 : 1113-1120


Endo2007


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